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Opinioni

L'esercizio della memoria

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Mariano G. Santaniello, vicepresidente dell'Istituto Storico della resistenza della Provincia di Alessandria, Isral
OPINIONI - Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria. È così dal 2000, da quando cioè il Parlamento della Repubblica, con apposita legge, decise di individuare un giorno in cui tutti i cittadini avessero modo di fermarsi a ricordare la tragedia dell'Olocausto.
Si è individuato in quel giorno di fine gennaio del 1945 in cui le avanguardie dell'avanzante Armata Rossa sovietica si trovarono di fronte ai cancelli di Auschwitz nelle gelide e innevate pianure polacche e, aprendoli, dischiusero definitivamente gli occhi al mondo sull'orrore a cui aveva saputo spingersi l'essere umano. A partire da quella data l'intera comunità ha avuto modo di confrontarsi con quale livello di barbarie può portare il delirio ideologico della presunta superiorità razziale, il disprezzo per la vita umana, il totalitarismo, il disprezzo per la libertà.
La legge istitutiva, individua la volontà di “ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana di cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte nonché coloro che, anche nei campi e in schieramenti diversi si sono opposti al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.”
Da allora questo argomento è divenuto tema di studio, di conoscenza, di approfondimento collettivo e tutto questo avviene tramite le forme della letteratura, della convegnistica, della rappresentazione artistica; si vuole ricordare per non dimenticare, per tramandare, per non celare.
Le deportazioni, pianificate e programmate con teutonica efficienza e precisione, hanno iniziato ad aver luogo a partire dal 1933 ovvero da quando il regime nazista salì al potere e si dedicò puntigliosamente a imprigionare, concentrare e sterminare dapprima i malati di mente e i portatori di handicap per poi proseguire con quelle categorie sociali o etniche poco gradite e cioè zingari, omosessuali, ebrei e oppositori politici. Tutto questo in nome di un delirante disegno che presagiva la purezza e la supremazia della razza ariana. È comprovato però che, nel gorgo di questa follia che ha attraversato l'Europa in quei tre lustri che vanno dal 1930 al 1945, non solo la Germania nazista si distinse, ma anche altri popoli e nazioni: l'Ungheria, la Croazia, l'Ucraina, la Francia, la Romania, persino le civilissime nazioni scandinave e, non ultima, anche l'Italia con l'abominio delle leggi razziali del 1938.
Il 27 gennaio è diventato così, nel tempo, un appuntamento sempre più importante nell'agenda che scandisce il calendario civile del Paese. Un momento di riflessione collettiva a cui l'intera comunità è chiamata a raccogliersi per esercitare l'istituto della Memoria, di ragionare cioè con la dovuta ponderazione sul significato e sugli effetti di ciò che è stato e di ciò che è accaduto affinché ciò non abbia a ripetersi. Questi momenti sono stati correttamente per lo più indirizzati verso il mondo della scuola e dei giovani in quanto destinatari di un messaggio di conoscenza e di cultura che dovrà guidarli alla consapevolezza del loro essere futuri cittadini, nella pienezza dell'esercizio dei loro diritti e dei loro doveri.
Nonostante questo sforzo culturale che il sistema Paese ha saputo mettere in atto non possiamo non riscontrare come, nel corso degli anni, l'attenzione verso questi principi valoriali che ritenevamo essere divenuti oramai patrimonio comune abbia manifestato preoccupanti fenomeni di regressione. Sempre più spesso siamo colti da notizie che ci informano di violenze verbali e fisiche - che in alcuni casi sono sfociati nell'omicidio - verso altre persone per motivazioni razziali o di intolleranza religiosa, per fenomeni di discriminazione per ragioni sessuali o di genere, atti di emarginazione, esclusione e isolamento verso chi è più debole o più remissivo; insomma l'attacco e l'aggressione verso tutto ciò che è diverso da ciò che è considerato normale.
Queste situazioni investono non solo il nostro Paese, ma l'intero mondo occidentale, quell'Occidente, ricco e opulento, che non ha saputo e non sa governare i processi di cambiamento in atto a livello planetario di cui è ed è stato esso stesso promotore e origine. Le guerre, i mutamenti climatici, le differenze e le diseguaglianze sempre più consistenti ed evidenti, hanno messo in atto uno stravolgimento epocale che ha fatto si che interi popoli, sfiancati e sfiniti da decenni di oppressione, si mettessero letteralmente in marcia per sfuggire alla fame, alla distruzione, alla morte e cercassero nuove opportunità di vita o, talvolta, di semplice sopravvivenza.
La risposta di noi occidentali è stata quella di chiuderci all'interno di recinti, di muri e steccati culturali e fisici, la riproposizione delle heimat, il disprezzo verso la diversità e l'altro, riproducendo il disgustoso rito della supremazia razziale, la ricerca di soluzioni autoritarie, rincorrendo il pifferaio magico di turno. Tutte cose già viste, già collaudate, come se la Storia non fosse stata historia magistra.
Anche per tutto questo, quindi, è il giusto e auspicabile che il prossimo 27 Gennaio si riproponga, in ognuno di noi, l'esercizio della Memoria. Memoria e non ricordo poiché è la consapevolezza della Memoria che aiuta a evitare il riproporre gli errori del passato che, con un semplice artificio lessicale, da errori possono, con banale semplicità, trasformarsi in orrori!

PS: il Giorno della Memoria è stato istituito in Italia con legge n° 211 del 27/01/2000; con la risoluzione 60/7 del 01/11/2005 dell'Assemblea plenaria delle Nazioni Unite il 27 gennaio è divenuto ricorrenza riconosciuta a livello internazionale.
27/01/2017
Mariano G. Santaniello - redazione@ilnovese.info
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