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Intercultura

Il mio anno in Costa Rica

Prosegue il nostro appuntamento periodico dedicato ai giovani che hanno deciso, grazie al programma offerto da Intercultura, di trascorrere un'esperienza di vita all'estero. Oggi è la volta di Simone Polastri, 17 anni, e del suo anno trascorso ospite di una famiglia in Costa Rica
INTERCULTURA - È iniziato tutto più di un anno e mezzo fa, era ottobre del 2013, quando ascoltai per la prima volta parlare di AFS. Inizialmente, non ci detti tanta importanza, pensavo fosse la solita associazione in cui ti fanno pagare capitali con un servizio pessimo.
Però, controvoglia, accompagnai il mio migliore amico (Andrea Barbera, ora un anno in Paraguay) a un'assemblea, dove avrebbero parlato dell’associazione e dato le informazioni più importanti sugli scambi e i programmi di ospitalità.
Dopo quelle due ore mi convinsi, avrei partecipato, sapevo che sarebbe stato difficile, ma ero deciso. Sinceramente non so cosa mi fece cambiare idea, ma non rimpiangerò mai la mia decisione, la più bella e significativa che abbia mai fatto.
I mesi passarono, e arrivò febbraio 2014, mese in cui ricevetti la mail in cui c'era scritto che avrei partecipato al programma annuale in Costa Rica. Ero fiero di me stesso, avevo realizzato il mio sogno.

Nel mese di giugno mi scrisse la famiglia che mi avrebbe ospitato e mi fece subito una bella impressione. Non avevo nessun pregiudizio, sarei potuto finire in una casa qualsiasi con una famiglia qualsiasi e mi sarei abituato a vivere dovunque.
Arrivò il momento di salutare tutti, famiglia e amici, la mia città, le mie abitudini, la mia vita, era il 7 agosto. Non piansi, ma ammetto che non mi stavo accorgendo di ciò a cui andavo incontro. Sapevo che avrei dovuto essere forte e positivo.
Quando arrivai in Costa Rica ero carico di adrenalina e anche pronto ai cambiamenti che avrei dovuto affrontare.
La cosa più diversa rispetto all’Italia che ho incontrato è la gente e il suo “Pura Vida”; è un’espressione che si dice quando due persone si incontrano e significa “tutto bene”.

Il Costa Rica, dicono sia il paese più felice del mondo e lo sto provando sulla mia pelle: difficilmente si incontra una persona scortese o maleducata e questo ti rende sereno.
Un’altra cosa molto diversa è il cibo; io non ho mai detto di no quando mi offrivano qualcosa, ho cercato sempre di assaggiare tutto e i kg in più che ho preso lo possono garantire!

Abituarsi alla scuola è stato più difficile. Inizia alle 7 di mattina e finisce alle 16.40 e in una lingua differente. Pensavo sarebbe stato impossibile integrarsi e riuscire a capire, ma a distanza di sette mesi posso dire che ci sono riuscito.

Ho fatto molte amicizie e soprattutto i miei compagni di scuola mi hanno fatto sentire parte di loro. Questa esperienza cambia, si conosce gente nuova, si vive in una nuova famiglia, si impara una lingua nuova e se qualcosa ti andrà male, ricordati di trovare il positivo anche in ciò che è stato negativo.
29/03/2015
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