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Scienza

'Ecco perché i sette pianeti sono così importanti'

Alessandro Sozzetti, alessandrino, ricercatore dell'Osservatorio astrofisico Inaf di Torino, spiega le ragioni e l'importanza della scoperta di Trappist 1
SCIENZA - Sono già diventate le 'sette sorelle della Terra'. Sono i pianeti che ruotano intorno alla stella Trappist 1, molto più piccola e debole del Sole. Appartengono al più grande sistema planetario mai scoperto con tanti possibili 'sosia' della Terra, a nemmeno 40 anni luce dal sistema solare. Mondi che potrebbero avere acqua liquida in superficie e forse le condizioni per ospitare la vita. L'annuncio dato dalla Nasa ha fatto il giro del mondo in poche ore e scatenato interesse e fantasie. Ma perché la scoperta è così importante? La risposta arriva da Alessandro Sozzetti, alessandrino, ricercatore dell'Osservatorio astrofisico Inaf di Torino e 'Principal Investigator' di proposte osservative che hanno condotto alla scoperta di pianeti extrasolari.

“Il sistema multiplo di pianeti terrestri transitanti individuato attorno a Trappist 1 – spiega - è straordinario sotto diversi aspetti. Innanzitutto, è il primo sistema che contiene pianeti di tipo terrestre nella fascia di abitabilità (l’intervallo di distanze da una stella entro il quale un pianeta di tipo roccioso con un’atmosfera può potenzialmente avere acqua allo stato liquido sulla superficie) per i quali sia stato possibile determinare sia pur in modo preliminare la loro densità, e quindi la composizione interna, scoprendo che sono probabilmente rocciosi come la nostra Terra. In secondo luogo, tre dei sette pianeti del sistema sono soggetti a livelli di irraggiamento da parte della stella centrale simili a quelli che Venere, la Terra e Marte ricevono dal nostro Sole, e se posseggono un’atmosfera di tipo terrestre potrebbero avere oceani sulla superfici”. Le orbite dei sette pianeti sono molto strette, si trovano quasi tutte comprese entro una fascia paragonabile all’orbita di Mercurio attorno al Sole. Tuttavia, a causa delle dimensioni ridotte di Trappist 1 e della bassa temperatura superficiale, i pianeti ricevono un’energia confrontabile con quella che colpisce i pianeti interni del Sistema solare.

La scoperta è frutto della collaborazione di un grande team internazionale, guidato da Michael Gillon dell’Istituto di ricerca Space sciences, technologies and astrophysics research in Belgio, ed è stata pubblicata sull’ultimo numero della rivista Nature.
“Se tutti e tre i pianeti avessero un'atmosfera di tipo terrestre – aggiunge Sozzetti - potrebbero quindi avere oceani sulla superficie. Inoltre, la bassissima luminosità e le dimensioni paragonabili al nostro Giove della stella Trappist 1 rendono gli eventi di transito dei pianeti in fascia abitabile frequenti e facili da rivelare, aprendo la possibilità della caratterizzazione dettagliata delle loro proprietà atmosferiche”. Sarà possibile farlo con il telescopio spaziale Hubble o, in futuro, con il telescopio spaziale James Webb.  
23/02/2017
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