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Lo Spazio

Adozioni internazionali in provincia: la storia di Aristide

Grazia all'Arai, l'Agenzia Regionale per le Adozioni Internazionali, diverse famiglie delle provincia hanno potuto provare la gioia immensa di accogliere un figlio o una figlia adottivi, spesso provenienti da molto lontano, per donare loro una vita nuova piena finalmente di cure e amore. Scopriamo insieme una di queste storie, raccontata dalla voce dei protagonisti
ALESSANDRIA - Siamo una famiglia come tante, formata da 4 persone, papà Alfredo, mamma Simona, Sara, una meravigliosa bimba di 6 anni e Aristide, un bimbo di 4 anni, altrettanto meraviglioso, che viene da un paese lontano non solo fisicamente, ma anche dal punto di vista etnico e culturale, il Burkina Faso.
Aristide ha passato i primi due anni della sua vita in un istituto nella capitale dello stato africano; Papà, mamma e Sara sono andati sul posto per incontrarlo e portarlo a casa con loro nell’ottobre del 2012, dopo quasi 4 anni di attesa: un periodo ricco di corsi preparativi, incontri con operatori e altre famiglie adottive, procedure burocratiche e tante, tante emozioni…
L’Ente che ha seguito la parte più importante del nostro percorso adottivo è un ente pubblico: l’ARAI Agenzia Regionale per le Adozioni Internazionali. Per tutto il tempo abbiamo avuto la sensazione di essere accompagnati in questo lungo e difficile percorso da persone disponibili, competenti, capaci di ascoltare e rispondere in modo adeguato alle esigenze difficili che si possono incontrare in un percorso delicato sia per le famiglie adottive, che per i bambini che aspettano di avere una famiglia. Un ente pubblico che purtroppo sta subendo una riorganizzazione a causa dei tagli che si sono resi indispensabili all’interno della Regione Piemonte e che nonostante le esigenze finanziarie speriamo possa continuare ad operare con la qualità di sempre e ad essere motivo di soddisfazione per una Regione come la nostra.

Com'è iniziata la vostra esperienza? Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto verso l'adozione?
Sono due le spinte che ci hanno portato ad iniziare il percorso adottivo: il desiderio di dare un fratello o una sorella a nostra figlia Sara e quello di poter aiutare un bambino senza famiglia ad averne una in grado di seguirlo del delicato percorso verso la sua età adulta.

Perché avete scelto un’adozione internazionale, rispetto all'adozione nazionale?
Nella Regione Piemonte sono molto più numerose le famiglie disposte ad adottare, rispetto ai bambini dichiarati adottabili; le possibilità di portare a termine un’adozione nazionale sono quindi molto scarse. All’estero, soprattutto in Paesi molto poveri come il Burkina Faso, gli istituti ospitano molti bambini abbandonati, che non hanno una famiglia e alcuna possibilità di aver un futuro.

Quali passi avete dovuto seguire? Con che tempistiche?
Abbiamo cominciato le pratiche ad inizio del 2009, siamo partiti per il Burkina Faso ad ottobre del 2012, in mezzo corsi di informazione, scelta dell’ente e del paese, formazione in preparazione dell’abbinamento, incontri con altre famiglie adottive, abbinamento con il bambino, preparazione al viaggio in un paese difficile e tanti, tanti documenti.

In quale modo siete stati seguiti durante tutto il percorso e da chi?
Abbiamo deciso di affidarci ad un Ente pubblico, l’unico esistente in Italia, accanto a decine di enti privati che si occupano di adozione internazionale. L’ARAI, Agenzia regionale per le adozioni internazionali – Regione Piemonte, Ente che purtroppo sta attraversando un momento difficile a causa della riduzione delle spese generali di tutti gli Enti in capo alla Regione Piemonte.

Quali sono le difficoltà maggiori, psicologiche e pratiche, che si incontrano lungo il percorso?
Dal punto di vista pratico occorre avere molta pazienza e tempo a disposizione per passare da un ufficio pubblico all’altro per ottenere tutta la documentazione necessaria
Dal punto di vista psicologico la prova più difficile è l’attesa, il fatto di non avere notizie certe e di vivere alla giornata aspettando notizie da un paese lontano.

Che consiglio vi sentite di dare a chi volesse intraprendere un'esperienza come la vostra?
L’unico consiglio che ci sentiremmo di dare è quello di provare a vivere tutto il percorso con la massima serenità e con la consapevolezza che molte cose non dipendono dalla nostra volontà ma da situazioni contingenti sulle quali spesso non si può agire in alcun modo. E con tanta fiducia e positività!

Che emozioni si provano? È possibile provare a raccontarle? Adesso, a percorso concluso, com'è cambiata la vostra vita?
Le emozioni sono molteplici e difficili da raccontare per l’intensità così come lo sono quelle di una maternità naturale. Oggi Aristide ha 4 anni e dopo avere acquistato la consapevolezza della sua diversità fisica rispetto ai membri della sua famiglia, comincia il momento delle domande, delle richieste di chiarimento.

Ci sono stati passaggi particolarmente delicati nell'affrontare il percorso con Sara? Com'è andata?
Noi abbiamo una figlia naturale che aveva 4 anni al momento della nostra partenza per l’Africa. Per lei è stata un’avventura incredibile, che in qualche modo le resterà per tutta la vita. Oggi vederla giocare, ridere, litigare, insieme a suo fratello è una gioia immensa e ci regala la speranza che la nostra società possa essere veramente multietnica così come lo è la nostra famiglia.
26/01/2015
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