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Opinioni

Ad Assisi l'incontro tra leader religiosi

Questo incontro ha rinnovato un evento di trent’anni fa, in cui, alla presenza del papa Giovanni Paolo II, si svolse un analogo raduno. Profonde trasformazioni hanno attraversato il mondo, hanno cambiato la percezione dell’idea di pace e di guerra e, forse, hanno modificato il ruolo stesso delle religioni nel sentire comune
OPINIONI - Pochi giorni fa si è svolto ad Assisi un incontro tra numerosi leader religiosi, un’occasione per pregare insieme per la pace e per rinnovare l’impegno ad essere costruttori di dialogo e di fraternità fra i popoli. Questo incontro ha rinnovato un evento di trent’anni fa, in cui, alla presenza del papa Giovanni Paolo II, si svolse un analogo raduno; oggi come allora i media hanno dato una certa evidenza all’esplicita presa di posizione delle autorità religiose nell’esprimere il rifiuto della guerra.

Alcune considerazioni sono però opportune: in trent’anni profonde trasformazioni hanno attraversato il mondo, hanno cambiato la percezione dell’idea di pace e di guerra e, forse, hanno modificato il ruolo stesso delle religioni nel sentire comune (almeno per il mondo occidentale).
In effetti nel tempo attuale non è più possibile leggere lo scacchiere mondiale secondo forze riconducibili a due poli contrapposti; inoltre la guerra è diventata realtà quotidiana in un numero di paesi di cui i media rendono conto solo in parte.

Probabilmente si è accresciuta la consapevolezza che la ricerca della pace sfugge a sbrigative semplificazioni, così come non è possibile ricondurre banalmente i conflitti a motivazioni meramente religiose.
Ho voluto richiamare questo evento perché, nella ordinarietà dell’estate alessandrina, c’è stato un fatto che, senza avere le dimensioni dell’incontro di Assisi, è stato occasione di confronto e di dialogo tra le fedi anche nella nostra città. Il 2 agosto, pochi giorni dopo il brutale assassinio di un prete francese, i responsabili della comunità islamica hanno incontrato il vescovo di Alessandria per esprimere il dolore per quanto accaduto oltralpe e per ribadire, insieme al pastore della diocesi, che non c’è posto per la violenza in una autentica adesione alla fede.

Mi sembra che anche questo fatto si inserisca bene nei cambiamenti sopravvenuti a cui si accennava: si sta prendendo consapevolezza che la pace non è solo questione di grandi potenze e di leader mondiali, né riguarda le sole scelte politiche delle nazioni. Oggi siamo posti di fronte alla necessità di costruire la pace a partire dalla convivenza quotidiana, dalla necessità di superare diffidenze e paure, dalla capacità di immedesimarsi nell’altro. Le autorità religiose locali non hanno parlato solo per loro stesse, ma hanno interpellato, con il loro incontro e con un semplice ma efficace comunicato, tutti i credenti che appartengono alle loro comunità; e credo che anche quanti non si riconoscono in una fede, possano cogliere un invito forte a costruire la pace a partire dall’umanità condivisa, vero elemento di uguaglianza per tutti gli uomini e le donne.
29/09/2016
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