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Società

"Ma perché proprio Cascinagrossa?"

I genitori della scuola dell'infanzia di Cascinagrossa rispondono con una lettera aperta al Comitato Colibrì che proprio su Alessandrianews aveva sperato che gli abitanti del sobborgo "ci ripensassero" ad ospitare il progetto "Oasi" che tanto ha fatto discutere...
 SOCIETA'- Aveva fatto discutere parecchio e c'era stata anche un po' di polemica sulla vicenda che ha interessato Cascinagrossa che avrebbe dovuto ospitare il progetto "Oasi", oggi ormai trasferito di sede.

Dopo i chiarimenti sia del responsabile del progetto che dell'assessore Vittoria Oneto, il Comitato Colibrì era intervenuto sulla vicenda, chiedendo "di ripensarci" agli abitanti e soprattutto ai genitori dei piccoli che frequentano la scuola dell'infanzia di Cascinagrossa.

Ora arriva anche la risposta di alcuni genitori, che pubblichiamo per intera, sotto forma di lettera, così come ci è arrivata in redazione.
Ma perché proprio Cascinagrossa?
Questo è quello che ci siamo chiesti quando ci è stato illustrato il progetto "Oasi" da parte dell’Associazione l’Abbraccio. Ci è stato detto che nella struttura avrebbero potuto essere ospitate al massimo due mamme sole con bambini, mamme in attesa di una casa popolare, mamme con un figlio ricoverato all’ospedaletto di Alessandria, mamme che per un breve periodo (tre/quattro mesi) avrebbero usufruito di una sistemazione provvisoria in attesa di un lavoro o di una sistemazione definitiva e che nel frattempo avrebbero potuto condurre in quei locali una vita normale, andare a fare la spesa, socializzare ed ovviamente entrare e uscire come volevano. Quello che ci siamo chiesti è se quei locali, situati all’interno di un edificio che ospita una scuola dell’infanzia frequentata da numerosi bambini, erano idonei allo svolgimento di una vita normale di “chicchessia”. Ci siamo chiesti come l’essere lasciate sole (o con un operatore dell’associazione) all’interno di una struttura che comunque dopo una certa ora risulta isolata possa essere fonte di socializzazione per chiunque, ci siamo chiesti come sia possibile per loro spostarsi in modo autonomo verso la città con mezzi pubblici che si contano col lanternino, ci siamo chiesti dove potessero andare a fare la spesa se in paese non ci sono praticamente negozi.

E ovviamente non per ultimo, ci siamo preoccupate della sicurezza dei nostri bambini e dei pericoli che potevano derivare, non tanto dalla nazionalità o dalla presenza di queste donne e dei loro bambini, quanto dalla situazione che si poteva venire a creare all’interno di una scuola, con ingresso e cortile in comune, dove avrebbero potuto girare liberamente persone estranee ad essa. E per quanto rassicuranti siano state le parole di chi ha presentato il progetto, ci è comunque sembrato poco chiaro e farraginoso il modus operandi con cui avrebbero voluto portarlo avanti in quella location.

È facile, secondo noi, parlare di integrazione, di inclusione e giocare sui sentimenti di chi legge parlando dei disagi dei bambini; e così deviare l'attenzione da quali potrebbero essere i reali motivi per osteggiare questa sistemazione, non il progetto, che comunque reputiamo assolutamente degno di essere realizzato. Solo che, crediamo, sia più logico realizzarlo in un luogo più consono alle esigenze di tutti, in primis di queste mamme e bambini che ne hanno bisogno.

Detto questo noi genitori ci dissociamo da tutte le polemiche create intorno a questa vicenda da chi voleva alzare dei polveroni o fare campagna pre-elettorale, e anzi, come già detto in occasione della riunione del 11 maggio scorso all’assessore Oneto, diamo la nostra disponibilità per sostenere come possiamo questo progetto nella nuova location in cui verrà ospitato e che il Comune ha già detto di avere a disposizione.

Rispetto ai locali presenti a Cascinagrossa poi, abbiamo cercato di essere propositivi, chiedendo all’assessore di utilizzarli per aprire nuovamente il nido, se non comunale, magari affidato a qualche privato che voglia prendersene carico (magari con alcune agevolazioni da parte del Comune), visto che di bambini appena nati nei dintorni ce ne sono parecchi e i genitori sono costretti a portarli in posti sempre lontani da casa.

Oppure, visto il vincolo posto dalla Regione che chiede che essi siano utilizzati per iniziative legate alla prima infanzia e alle famiglie, sarebbe possibile organizzarvi corsi di danza, ginnastica, musica, canto o qualsiasi altra attività ricreativa dedicata ai bambini.

Non ci sembra che questo significhi essere poco solidali, razzisti o avere una mentalità chiusa rispetto ad altri mondi, tanto più che tanti sono i bambini di altre nazionalità già presenti nella scuola e perfettamente integrati, ma semplicemente esporre in modo costruttivo le proprie perplessità in merito a progetti decisi a monte senza prima consultare, se non in modo frettoloso e poco chiaro, chi quegli spazi li vive ogni giorno e soprattutto li fa vivere ai propri figli.
29/05/2016
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