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Società

“Non sparate al lupo”, il fronte anti-abbattimenti si mobilita

La conferenza Stato/Regioni ha dato un primo via libera al testo sulla conservazione del lupo che, però, prevede anche ipotesi di abbattimento. Martedì le Regioni e le Province autonome saranno nuovamente chiamate ad esprimersi. Il mondo degli ambientalisti, e non solo, si mobilita per dire no: “l'abbattimento non risolve nulla, al contrario, amplifica i problemi”
SOCIETA' – Si moltiplicano in rete gli appelli e le petizioni per dire “no” al nuovo testo sulla conservazione del lupo approvato la scorsa settimana dalla conferenza Stato/Regioni, sulla base di una proposta di legge del ministro Galletto. Nonostante il titolo sia “conservazione”, uno dei punti prevede l'introduzione di piani di abbattimento mirati, nel caso in cui risulti difficile la convivenza tra l'animale (ad oggi protetto) e l'ambiente umano.

Così aveva spiegato il motivo della norma il ministro: «Non c’è nessuna minaccia per la conservazione della specie e ancor meno un’apertura della caccia al lupo - assicura il ministro - chi dice questo ragiona con la pancia e non con dati scientifici. Abbiamo avuto il coraggio di affrontare il tema spinoso della convivenza del lupo con le attività economiche e la presenza dell’uomo. Trovare un equilibrio non è semplice. La ventiduesima azione del Piano - conclude Galletti - prevede che, dopo l’espletamento di un certo numero di procedure, sia permesso il prelievo di un massimo del 5% del numero complessivo di questi animali sul territorio nazionale. Questa percentuale, dicono gli esperti, non mette a rischio la presenza del lupo. Se non facciamo questo, il bracconaggio diventerà lo strumento di tutela degli agricoltori. E allora davvero la sopravvivenza del lupo sarà a rischio».
La motivazione, però, non convince le associazioni animaliste e molti cittadini che si stanno mobilitando affinchè il pieno non diventi effettivo. Martedì ci sarà infatti un ulteriore passaggio in cui le Regioni e le Province autonome saranno chiamate ad esprimersi.
Regioni come il Lazio avrebbero già detto “no”. La Liguria sembra orientata per un “si”, mentre dal Piemonte non arrivano indiscrezioni.

La popolazione del lupo Piemonte è stata stimata la presenza di 21 branchi e 4 coppie riproduttive: 14 branchi e 2 coppie in provincia di Cuneo, e 7 branchi e 2 coppie in provincia di Torino. Una coppia stanziale in Val Borbera, in provincia di Alessandria, ma esemplari in dispersione sono stati avvistati anche nell'area del parco di Capanne di Marcarolo.

I lupi “minaccerebbero” gli allevamenti soprattutto di ovini e caprini. In realtà molte degli attacchi registrati non sono attribuibili con sicurezza al lupo.
In Piemonte la popolazione di questi animali è monitorata da tempo attraverso il “progetto Lupo” che ha steso una mappatura degli esemplari stanziali.
Secondo Wwf e tutte le associazioni animaliste, «Gli studi dimostrano che le tecniche di prevenzione dei danni (recinzioni elettrificate e cani da guardia) si sono dimostrate la soluzione più efficace per garantire la convivenza della zootecnia con la presenza del lupo – spiega il WWF. L’abbattimento legale dei lupi non risolve il conflitto con la zootecnia ma rischia di amplificarlo, come dimostra quello che sta succedendo nei Paesi europei che da anni hanno adottato la soluzione degli abbattimenti (Francia, Slovenia e Svezia, Svizzera)».

Tra le varie iniziative messe in campo per contrastare l'approvazione della legge, ci sono manifestazioni e petizioni: Ad esempio, il Movimento Etico Tutela #Animali e Ambiente e P.A.V.I. Partito Attivista Vittime Indifese, hanno indetto per il 1 febbraio 2017 dalle ore 14 alle ore 16 una manifestazione pubblica invitando “tutte le associazioni gruppi e singoli cittadini ad unirsi davanti alle sedi regionali o provinciali o in alternativa nelle grandi piazze e punti strategici in una protesta pacifica”.
Numerosi anche gli appelli per inviare mail di protesta all'indirizzo dei preodenti delle Regioni (iniziativa #1 mail per i Lupi su Fb).
30/01/2017
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