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Intervista

D’Ascenzi: "Pubblico o privato, conta la qualità del servizio"

Da vent’anni alla guida di Acos, ne ha vissuto e guidato la trasformazione in holding industriale, e azienda multiservizi. Abbiamo chiesto a Mauro D’Ascenzi (che è anche vice presidente di Federutility) cosa sta davvero cambiando nel settore. E un’analisi dettagliata dei conti del suo gruppo
A me pare che la questione non sia se i servizi pubblici come acqua e gas sono erogati dal pubblico o dal privato, ma piuttosto qual è la qualità del servizio, e quale lo stato di salute delle aziende, non trova?
Mauro D’Ascenzi è amministratore delegato di Acos Spa, azienda multiservizi che ha come socio di maggioranza il comune di Novi Ligure. Ma è anche vice presidente delegato di Federutility, la federazione delle imprese energetiche e idriche. Come a dire la Confindustria del settore. Lo abbiamo incontrato per farci spiegare, dal suo osservatorio nazionale e non solo, cosa sta succedendo nel comparto, importante e delicato per i servizi essenziali erogati a tutti i cittadini. E per capire un po’ meglio e da vicino come funziona la “galassia” Acos.

D’Ascenzi, partiamo dall’Europa: sul fronte dei servizi pubblici essenziali siamo allineati, o anche lì come in altri ambiti l’Italia sconta ritardi strutturali e anomalie normative?
Quel che constato è che sicuramente siamo più ideologici della gran parte degli altri Paesi: ma questo per fortuna non corrisponde ad arretratezza nella qualità dei servizi. Anzi, talora siamo anche meglio di altri. Semplicemente altrove i tre modelli (pubblico, privato e misto) convivono in maniera più pragmatica. Per farle un esempio: è vero che Parigi ha di recente reso pubblica la gestione dell’acqua, ma lo ha fatto per ragioni di merito, e in maniera assolutamente reversibile. Qui da noi amiamo fare le barricate, e sposare una tesi senza magari analizzarla a fondo. E senza valutare la situazione oggettiva: l’acqua, per citare un altro dato concreto, da noi costa da 4 a 5 volte meno che in Francia e in Germania.

Ma il costo di questi servizi è anche determinato dalle risorse che servono per fare investimenti strutturali: è così?
Esattamente. E torniamo a quanto le dicevo all’inizio: io difendo il sistema delle aziende pubbliche di servizi, ma non in maniera indifferenziata. Il discrimen è la produzione di valore: le aziende sane producono redditività, che in parte deve essere reinvestita direttamente (pensiamo al miglioramento delle reti di distribuzione di acqua e gas, e alla necessità di portare i servizi in territori anche periferici, come le nostre valli), e in parte va distribuita agli azionisti pubblici, che ne faranno ciò che ritengono opportuno: asili, scuole, strade. A me non pare un brutto modello, se si riesce a farlo funzionare, che dice?

Intende dire che voi in Acos ci riuscite?
Mi pare che dalla nostra parte ci siano i numeri (che pure bisogna saper interpretare, e anche fornire nel modo corretto), e anche un buon livello di soddisfazione percepita. Non dico che siamo un gruppo che ha raggiunto il top: si può e si deve migliorare, ma alcuni indicatori sono comunque significativi. Sul fronte acqua, ad esempio: abbiamo aggregato nel tempo tre realtà diverse, e nell’arco di un triennio siamo passati da una perdita secca complessiva di circa un milione di euro, a un utile più o meno anche lì di un milione di euro. E non lo dico io: lo rileva l’authority nella sua relazione annuale.

L’altra authority però, quella del gas, vi ha verbalizzato pochi giorni fa la mancata reperibilità telefonica durante una telefonata di controllo…
Sì, appunto: una telefonata, anche se ripetuta tre volte nel corso della stessa giornata, mi pare il 4 aprile. Guardi, non voglio sminuire nulla, ne fare la parte di quello che contesta i controllori. Stiamo effettuando gli opportuni accertamenti interni, e daremo una risposta al più presto. Ma stiamo davvero parlando di un’inezia, un semplice disguido occasionale. Come se sul giornale si facesse un articolo per segnalare che un nostro furgone ha preso una multa per divieto di sosta. Parlerei di cose più importanti, se è d’accordo.

Diamo qualche numero allora, facendoci capire dai lettori…
Volentieri: posso fornire alcuni dati del bilancio 2010, naturalmente, perché quello 2011 è in elaborazione. Nel 2010 Acos Spa (che è la nostra holding industriale, che controlla le diverse società del gruppo: Acos Rete Gas, Acos Energia, Acosì, Gestione Acqua, Acos Ambiente e Aquarium) ha fatto registrare un valore della produzione sviluppato dalle società partecipate direttamente o indirettamente pari a quasi 87 milioni di euro. Attenzione però, evitiamo confusioni: se consideriamo solo la quota parte del valore della produzione riconducibile alla percentuale di partecipazione della capogruppo in queste società, si parla di 53 milioni di euro. Altri dati significativi mi sembrano, a livello di gruppo, gli 8,7 milioni di euro di investimenti, e un numero di dipendenti complessivo pari a 336 addetti.

Le società del gruppo sono tutte in attivo?
Oggi sì, grazie a un percorso di attenta riorganizzazione e ottimizzazione delle attività compiuto in questi anni. Naturalmente potrei fornirle numerosi elementi di dettaglio, sulle nostre attività, che in buona parte si trovano anche on line, sul nostro sito www.acosspa.it. La sola Acos Spa, che si occupa della gestione della rete gas ed eroga servizi alle società controllate, ha un valore della produzione che nel 2010 si è assestato a 12 milioni e 559 mila euro, contro i neanche 9 milioni e mezzo del 2009. E con un buon utile lordo, pari a oltre 2 milioni di euro. Mentre a livello di gruppo l’utile lordo è di 5 milioni di euro. Altro elemento non banale è il “fieno” che mettiamo in cascina, ossia le riserve, pari complessivamente a circa 7 milioni e 200 mila euro. E poi c’è la bassissima incidenza degli oneri finanziari sul fatturato, pari a 0,86% che è davvero poca cosa, considerando che, secondo standard bancari consolidati, la soglia definibile critica è oltre il 5%. È un risultato di cui vado fiero.

Però qualcuno dice: D’Ascenzi ha creato una holding in cui lui è l’imperatore, e ha moltiplicato i consigli di amministrazione: ci spiega come stanno le cose?
Ma sono sciocchezze, davvero: io sono un manager da 4.200 euro netti al mese, tanto per chiarire [estrae dal cassetto un po’ di buste paga, e ce le mostra; ndr]. Non mi lamento: ma sono cifre ben al di sotto dei parametri di mercato. E qui in Acos è così per tutti, mi creda: forte coinvolgimento nella mission di gruppo, e stipendi certamente non esagerati. Quanto ai consigli di amministrazione: la riorganizzazione delle società del gruppo, necessaria per essere più competitivi sul mercato e sul piano della gestione delle attività. non ha generato costi aggiuntivi: gli amministratori sono quasi sempre anche dipendenti di Acos, e operano quindi a costo zero.

I rapporti con gli azionisti (pubblici) come sono? Anche voi, come succede altrove in provincia, fate da “polmone finanziario” per casse comunali sempre più vuote?
Un’azienda è un’azienda, e questo in particolare il Comune di Novi, azionista della nostra capogruppo al 64%, lo sa fin dai tempi del sindaco Pagella. Con Robbiano c’è dialettica, e massimo rispetto dei rispettivi ruoli. Mai una sola richiesta fuori luogo: per capirci, ma una sola assunzione clientelare, e lo rivendico perché è davvero così. Altrove non so bene come funziona, e non mi interessa: il nostro obiettivo qui in Acos è fornire al meglio, in regime di libero mercato, una serie di servizi, attraverso aziende che producano utile. Ai nostri azionisti, e ai nostri clienti, spetta di stabilire se siamo o noi capaci di farlo.

 
27/01/2012
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