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Cronaca

Omicidio di Basaluzzo: "L'ho sentito gridare: muoio"

"Ho sentito un tonfo sordo, poi un grido: muoio. Così ho chiamato i soccorsi". Così il vicino di casa di Walter Corradini, 69 anni e Ana Fernando Nhare, 63 anni, racconta gli ultimi istanti dell'uomo, morto colpito con otto coltellate, sferrate dalla moglie, la mattina di Ferragosto. La donna si trova ora in carcere a Torino
CRONACA - "Ho sentito un tonfo sordo, poi un grido: muoio, seguito dal silenzio. Così ho chiamato i soccorsi". Così il vicino di casa di Walter Corradini, 69 anni e Ana Fernando Nhare, 63 anni, racconta gli ultimi istanti dell'uomo, morto colpito con otto coltellate, sferrate dalla moglie, la mattina di Ferragosto. 
Quando i carabinieri hanno fermato Ana Fernando Nhare, 63 anni, originaria del Mozambico, sul vialetto del condominio, in via San Pio V a Basaluzzo, lei indossava una maglietta, sopra il pigiama ancora sporco di sangue. Il coltello con la quale ha ferito a morte il marito, era nella borsa. "L'ho ucciso io", ha detto alla vista dei militari.

Il corpo di Corradini si trovava in bagno, in una pozza di sangue. A fianco del cadavere c'era il figlio 24enne della coppia, svegliato a sua volta dalle urla. Avrebbe visto la madre accanirsi contro il padre, senza riuscire però a fermarla. Come in tranche, Ana avrebbe chiesto, poi, al figlio, di restare in casa, mentre lei sarebbe andata a costituiri.
Ora la donna è rinchiusa nel carcere femminile di Torino, in attesa dell'interrogatorio di convalida. Il corpo dell'uomo è all'obitorio. Sarà l'autorità giudiziaria a decidere se affidare al medico legale l'esame autoptico oppure dare il nulla osta per le esequie.
Walter Corradini e Ana Fernando Nhare erano sposati dal 1991. Lui l'aveva conosciuta durante uno dei tanti viaggi all'estero per motivi di lavoro, come tecnico Eni. Avevano deciso di sposarsi e lei era venuta ad abitare in Italia, nel piccolo condominio alla periferia di Basaluzzo. Nessun problema economico apparente. Lei aveva trovato lavoro come operatrice sanitaria.

I rapporti tra i due erano però degenerati negli ultimi anni. La donna ha raccontato che lui era violento, sempre nervoso. Nel 2010 era scattata una denuncia per maltrattamenti, poi ritirata. I dissidi erano continuati. Verso dicembre dello scorso anno, Ana se ne era andata di casa, trovando una sistemazione, insieme al figlio, a Serravalle. Non ce la faceva, però, con il suo lavoro, a tirare avanti e così sarebbe tornata a vivere a Basaluzzo, nell'abitazione coniugale.
Ad aprile risulta che lei tentò già una prima volta di aggredirlo, ferendolo ad una mano. La situazione era tesa anche tra padre e figlio e due giorni prima del tragico epilogo i carabinieri erano nuovamente intervenuti, quella volta per sedare una lite tra il ragazzo e il genitore.
Per ora la donna resta in carcere, con l'accusa di omicidio aggravato dal grado di parentela. La difesa potrebbe chiedere una perizia psichiatrica, per dimostrare lo stato confusionale della donna nel momento in cui ha agito. Non si sarebbe resa conto di quanto stava facendo e, quando i carabinieri l'hanno fermata, era in stato confusionale. 
17/08/2017
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