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Opinioni

Luglio: "un mese senza plastica". Si può fare?

Viviana Re, ricercatrice in idrogoelogia presso l'Università degli studi di Pavia, ha deciso di accettare la sfida dell'iniziativa "Plastic free July" ovvero un mese, cercando di non produrre rifiuti di plastica derivante dagli oggetti usa e getta
OPINIONI - I polimeri plastici da ormai un secolo hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere e se da un lato hanno permesso la creazione di un numero di oggetti e materiali prima impensabili, dall'altro si sono trasformanti in uno dei principali inquinanti del pianeta. La produzione di plastica dal 1950 ha raggiunto la massa equivalente a quella di un miliardo di elefanti e solo una minima percentuale viene riciclata. Una massa tale che le plastiche sono fra i materiali che caratterizzano il nuovo periodo geologico che stiamo creando noi umani: l'Antropocene. Mentre la presenza di plastica nei mari e negli oceani è un problema sempre più grave. Tuttavia una maggiore propensione a riciclare, ma soprattutto un impegno concreto a produrre meno rifiuti anche a livello personale, non è un obbiettivo così irraggiungibile

Intervistiamo Viviana Re, ricercatrice in idrogoelogia presso l'Università degli studi di Pavia, che ha deciso di accettare la sfida dell'iniziativa "Plastic free July" ovvero un mese, questo luglio, cercando di non produrre rifiuti di plastica derivante dagli oggetti usa e getta.

 

Di cosa tratta più precisamente l'iniziativa "Plastic Free July"?
Plastic Free July è una campagna lanciata nel 2011 dal Earth Carers Waste Education del Consiglio regionale metropolitano in Australia occidentale con l’intento di sensibilizzare la popolazione sulla quantità di plastica che usiamo quotidianamente, incoraggiando le persone a eliminare l'utilizzo di plastica monouso nel mese di luglio di ogni anno. L’obiettivo principale è quindi quello di creare consapevolezza sull’impatto della plastica usa e getta, incoraggiando nuove abitudini sostenibili e a basso impatto. Dai suoi umili inizi con 40 persone a Perth (Australia occidentale) nel 2011, la sfida si è diffusa in tutto il paese ed in breve in tutto il mondo. Le persone hanno affrontato la sfida a casa e lo hanno condiviso in modo creativo nelle scuole, nelle imprese e in altre organizzazioni, oltre che sul web. Nel 2016 più di un milione di persone in tutto il mondo ha accolto la sfida e gli organizzatori sperano di coinvolgere un numero sempre maggiore di partecipanti in futuro.

 

Quanto è difficile mantenere l'impegno?
Sicuramente il livello di difficoltà dipende dal livello di partenza di ciascuno, dalla propria sensibilità ambientale e, ovviamente, anche dal supporto di tutti coloro con cui si divide casa. Per quanto mi riguarda, il mio percorso verso uno stile di vita Rifiuti Zero è iniziato un paio di anni fa, grazie al confronto con una mia amica e collega portoghese, Raquel Sousa, con cui ho creato il progetto Responsible Water Scientists, una piattaforma di condivisione per portare le buone pratiche promosse dalle ricerche in campo di protezione e salvaguardia delle risorse idriche, nella vita di tutti i giorni. Credo infatti che sia un dovere morale di noi scienziati farci promotori della protezione ambientale e dello sviluppo sostenibile anche nel nostro quotidiano. Per questo motivo ho iniziato a ridurre il più possibile gli imballaggi, comprando prodotti sfusi e utilizzando borse di stoffa al posto di quelle di plastica, e a rifiutare il superfluo seguendo il motto Rifiuta (ciò che non serve), Riduci (quello di cui hai bisogno e che non puoi rifiutare), Riusa (quello che consumi e che non puoi rifiutare o ridurre) e Ricicla (quello che non puoi rifiutare, ridurre o riusare).
Ovviamente si tratta di un percorso che richiede tempi di adattamento, soprattutto perché all’inizio è necessaria una piccola riorganizzazione della routine domestica, bisogna cercare i negozi in cui trovare i prodotti sfusi e bisogna investire del tempo a spiegare ai nostri negozianti di fiducia perché abbiamo deciso di non usare più i sacchetti di carta o di plastica, o all’amico barista perché non vogliamo la cannuccia nel nostro spriz. Quest’ultima parte, forse la più difficile all’inizio per i più timidi come me, è sempre quella che riserva le sorprese più inaspettate e le chiacchiere più interessanti!
In questo senso Plastic Free July mi ha permesso di concentrarmi ancora di più sulla riduzione dei prodotti di monouso e a trovare delle nuove alternative più sostenibili. Purtroppo non sono riuscita ad arrivare a zero nel conto del consumo di plastica di questo mese, ma sicuramente continuerò la sfida anche in futuro.

 

Questa iniziativa è soprattutto per sensibilizzare le persone sul tema, Quali scelte, nella vita di tutti giorni, potrebbero ridurre la nostra produzione di rifiuti di plastica in modo più sistematico?
Plastic Free July mi ha aiutato a capire che c’è sempre una buona alternativa alla plastica monouso e che ciascuno di noi può fare la sua parte con piccoli gesti quotidiani. Sicuramente un primo passo è quello di evitare l’uso di piatti e posate usa e getta, non soltanto a casa, ma anche alle feste con gli amici. Per farlo basta chiedere a ciascuno di portare i propri piatti e bicchieri e la festa Plastic Free è fatta! Inoltre possiamo dire no alle borse di plastica per la spesa di frutta e verdura al supermercato, preferendo i mercati dei contadini in cui fare utilizzare le nostre borse di stoffa e cercando negozi che vendono prodotti sfusi per acquistare pasta, cereali e legumi, normalmente venduti in imballaggi di plastica. Al lavoro, molto meglio un caffè al bar che non quello della macchinetta, e se il tempo è poco, perché non organizzarsi con una moka di ufficio al posto delle macchinette con le cialde?
Infine, laddove possibile, un utile suggerimento è quello di ridurre il consumo di acqua in bottiglia. Secondo recenti stime, in tutto il mondo ogni minuto vengono utilizzate 1 milione di bottiglie e si prevede che il consumo annuo possa arrivare a mezzo trilione entro il 2021. Sono numeri spaventosi, che vanno ben oltre gli attuali sforzi per il riciclaggio e avranno serie ricadute sugli ambienti marini e costieri. La buona notizie è che anche in questo caso, possiamo dare il nostro contributo, portando sempre con noi una borraccia o una bottiglia termica e preferendo l’acqua del rubinetto (soggetta a moltissimi controlli e quindi generalmente sicura e affidabile).
Un altro utile suggerimento, per chi fosse interessato a ridurre il proprio consumo di plastica è di controllare il proprio cestino dei rifiuti: sapere ciò che buttiamo è il primo passo per capire quello di cui possiamo fare a meno e cosa possiamo migliorare per produrre meno plastica.
 

28/07/2017
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