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Speciale

Legacoop: “siamo una diga contro la crisi”

Dalla grande distribuzione all’ambiente, dall’edilizia all’agricoltura, dai servizi socio assistenziali alla grafica. Legacoop rappresenta, a livello piemontese e anche alessandrino, una realtà che contribuisce a creare “valore” e occupazione, mettendo però al centro solidarietà e integrazione. Ne parliamo con la responsabile provinciale Patrizia Malvicino
“Sono qui dal 1975, e il mondo delle cooperative l’ho visto crescere, trasformarsi, a volte anche commettere errori. Ma rimango convinta che rappresenti un comparto straordinario, non solo per la sua valenza economica, ma per i valori solidaristici e di integrazione di cui è portatore”.
Patrizia Malvicino (nella foto) è la responsabile provinciale di Legacoop, ossia la galassia delle cooperative “rosse”, come si diceva una volta. Che qui da noi non sono propriamente il colosso emiliano, ma rappresentano comunque, dati alla mano, una realtà di prim’ordine del tessuto socio economico provinciale. “Anche se la nostra struttura – spiega Malvicino – è organizzata su base regionale, e sono quelli i veri centri decisionali”.
Su scala piemontese parliamo (dati riferiti all’attività 2010) di 538 cooperative in attività, con circa 22.200 addetti e oltre 800 mila soci, e un valore della produzione di 3 miliardi e 188 milioni di euro, pari al 2,6% dell’intero Pil regionale.
A livello locale i numeri non sono però meno significativi: in provincia di Alessandria le imprese cooperative associate a Legacoop sono 45, con un valore annuale della produzione di 44 milioni di euro, 3.900 soci e 1.340 addetti. Ma a questi dati va sommata la “costola” di Novacoop, ossia la grande distribuzione a marchio Coop, che sul nostro territorio vanta un fatturato di 77 milioni di euro, e più di 45 mila soci.
“Il concetto di socio per noi è essenziale – spiega Malvicino – perché nel nostro dna non c’è, appunto, il semplice cliente finale, ma una vasta comunità di associati che sono parte integrante del progetto cooperativo”. E se la grande distribuzione rappresenta, da sempre, un tratto distintivo di Legacoop, la responsabile provinciale ci tiene a sottolineare che in realtà le cooperative associate spaziano un po’ in tutti i settori del tessuto economico: “dai servizi di pulizia a quelli ambientali, dai servizi socio assistenziali alla filiera dell’edilizia, dall’agricoltura alla grafica e ai servizi del cosiddetto terziario avanzato: siamo davvero un universo articolato, con una particolare attenzione all’universo dei soggetti svantaggiati e delle categorie più deboli”.

Ma quanto “morde” la crisi, e sul comparto incide di più o di meno, rispetto al resto del mercato?
 “Ormai la crisi perdura da anni: per una certa fase direi che il mondo delle cooperative si è difeso meglio di altri, e anche oggi tutto sommato le difficoltà più sostanziali non arrivano dalla mancanza di lavoro, ma dal fatto che troppo spesso i servizi non vengono pagati, o comunque vengono pagati con grande ritardo”. Una dinamica che, purtroppo, la crisi di solvibilità degli enti locali sta contribuendo a peggiorare in maniera significativa: “si immagini che abbiamo associati che hanno lavorato intensamente, in passato, per il Comune di Alessandria e per Amiu, e ancora aspettano di sapere se vedranno pagate le loro fatture, e in che tempi e misura. Nel frattempo chi può diversifica, puntando anche su altri territori, ma la situazione è davvero grave”.
E la convinzione, comunque radicata, secondo cui lavorare in cooperativa significa avere meno diritti rispetto ad un dipendente privato, e a maggior ragione pubblico?
“Direi che sono almeno vent’anni – spiega Patrizia Malvicino – che i lavoratori di cooperativa hanno gli stessi diritti, e a volte anzi trattamenti migliori rispetto a molte altre realtà private. Il pubblico, naturalmente, ha regole diverse. Ma quel che spiace è constatare che spesso, anche di recente, l’immagine del mondo cooperativa è stata offuscata da casi, gravissimi, di realtà che commettono irregolarità, che non applicano il contratto di categoria ma ne inventano altri (l’ormai tristemente noto contratto Unci), e simili. Deve essere chiaro che sia noi come Legacoop, sia Confcooperative (le cosiddette “coooperative bianche”, ndr), ci opponiamo da sempre al diffondersi di esperienze di questo tipo. Basti pensare che sostanzialmente la totalità dei nostri associati è sottoposta ad un controllo da parte dei nostri ispettori, annuale o biennale in base alle tipologie di attività. E che quasi sempre queste cooperative “pirata”, che poi screditano l’intero settore, non si associano né da noi, né da Confcooperative: perché sanno che in questo modo i controlli sulle loro attività sono di competenza diretta del Ministero, e per ragioni di risorse diventano statisticamente molto più rari”.

Ma oggi conviene ancora, per lavorare, costituirsi in cooperativa? E qual è la tipologia dei nuovi aspiranti “cooperanti”?
Al riguardo Malvicino ha le idee chiarissime: “guardi, nonostante la crisi persone che si presentano qui ai nostri uffici a chiedere informazioni ce ne sono, eccome. E si tratta sia di disoccupati, sia di lavoratori dipendenti che, per scelta o per necessità, meditano di costituire una nuova cooperativa. Io cerco di dare sempre consigli di buon senso: ossia in primis di costituire la cooperativa dopo aver individuato le commesse e i clienti, e non il contrario. E poi naturalmente di tener presente che la costituzione di una cooperativa non è gratuita, ma costa alla fin fine alcune migliaia di euro. E, soprattutto, la cooperativa va poi capitalizzata, perché in caso contrario è ben difficile, di questi tempi, ottenere prestiti dalle banche: che poi in ogni caso vanno restituiti”. Insomma, si tratta comunque di dar vita ad un’impresa, con i rischi e gli impegni connessi.
“Noi comunque – conclude Malvicino – possiamo contare su un canale importante di aiuto ai nostri soci, che è Unipol Banca. Esiste un progetto che prevede la nascita di mille nuove cooperative in tre anni”. Con i tempi che corrono, una bella sfida.
 
17/09/2012
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