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Alessandria

Innovazione sociale tra volontariato, impresa tout court e cooperazione

Ad Alessandria gli esempi della social street via Bergamo-Trotti, lab121, Ristorazione Sociale, Casa di Quartiere, il gruppo Facebook “Te lo regalo io... se vieni a prendertelo Alessandria"
ALESSANDRIA - Innovazione sociale, chi era costei? La domanda è meno peregrina di quel che sembri perché a dispetto di un gran parlarne, e scriverne, i contorni e i confini della stessa rimangono alquanto fumosi. Il tutto nonostante l'Unione Europea, fondazioni, enti locali spingano sull'acceleratore dell'innovazione sociale per trovare una qualche via d'uscita alla crisi economica che ancora colpisce tante comunità e economie europee (e che giustifichi le più o meno cospicue elargizioni di fondi dei medesimi). Intanto chiariamo un equivoco linguistico: parlare di innovazione sociale non vuol dire parlare di innovazione "nel sociale" ma di innovazione nella società.

Da noi, in Italia, l'innovazione sociale sembra far rima esclusivamente con il Terzo Settore, ma la realtà è ben più articolata e ricca di sfumature. Senza pretese di arrivare a definire qui un concetto tanto sfuggente, prendiamo in prestito la definizione della Young Foundation che parla, a proposito di innovazione sociale, di “insieme delle attività e dei servizi innovativi motivati dall'obiettivo di soddisfare bisogni sociali, che si sono sviluppati e diffusi all'interno organizzazioni il cui primo obiettivo è di natura sociale”. Al di là di una qualche sfumatura tautologica dalla definizione succitata discendono 3 caratteristiche: si tratta di un'ibridazione di elementi già esistenti; si tratta di qualcosa di trasversale alle varie organizzazioni e pratiche tradizionali; favorisce la creazione di forti legami relazionali tra singoli o gruppi (Innovazione Sociale e Imprese Sociali di Paolo Venturi e Flaviano Zandonai). In altre parole, tanta roba.

Messa in questi termini il concetto comincia a farsi intellegibile ma rimane nondimeno volatile. Eppure tanto l'innovazione sociale è tanto difficile da definire, tanto è facile da riconoscere, sentire, vedere. Certo, le definizioni, le parole sono importanti ma più importanti sono i fatti che le sottendono. Cruciale, insomma, è intendersi sul contenuto, tutto il resto è noia (Alex Giordano, fondatore di Rural Hub e Ninja Marketing ha giustamente osservato che “chi fa davvero innovazione sociale, difficilmente ne è consapevole”).

Innovazione sociale sul territorio
Ma insomma, per parafrasare Tennessee Williams, di cosa parliamo quando parliamo di innovazione sociale? Parliamo di tante cose, diverse fra loro che oscillano tra il volontariato, l'impresa tout court e la cooperazione. Parliamo (anche) di tecnologia, di social network, ma soprattutto di relazioni e capitale sociale. Parliamo per andare nel concreto, sul territorio, ad Alessandria, di un gruppo di persone che decidono, abitando nella stessa strada, di prendersi cura della stessa un po' come se fosse casa propria. E decidono di farlo coinvolgendo chi ci abita, chi ci lavora per renderla più bella ed accogliente. Et voilà, ecco a voi la Social Street di via Trotti-Bergamo che, a dispetto del nome anglosassone, è una creazione italiana al 100% (la prima Social Street al mondo è stata infatti via Fondazza a Bologna).

Parliamo, ancora, di un gruppo di persone che decidono di aprire un luogo dove loro stessi ed altri possano lavorare condividendo le spese di gestione e funzionamento. Si tratta di lab121, l'unico coworking cittadino nonché l'organizzatore di Espresso Coworking, la conferenza nazionale dei centri di coworking e che quest'anno festeggerà il suo quinto anniversario riqualificando, a proprie spese, un luogo pubblico cittadino, la corte interna al palazzo dell'Atc, e donandola alla città (progetto River Garden).


Parliamo anche, e soprattutto, di Ristorazione Sociale, forse la novità più bella ad Alessandria degli ultimi anni. Un ristorante, allestito all'interno degli orti urbani, dopo aver ristrutturato lo stabile, che a 5 anni dalla nascita registra più di 30.000 pasti all'anno e che è diventato un punto di riferimento per il variegato mondo dell'associazionismo locale. Un progetto nato grazie ad un contributo regionale per la sicurezza come ci spiega Renzo Sacco, il presidente della cooperativa Coompany& che gestisce la ristorazione: “ci siamo interrogati, come altri, sul concetto di sicurezza. La risposta che la Coompany& ha proposto è stata quella di far vivere i luoghi, creare delle possibilità di incontro, arginare quella zona grigia attraverso iniziative proposte dal territorio anziché controllarlo con delle telecamere, cercare insomma il più possibile di renderlo vivo. Tutto questo puntando sulle relazioni, prima ancora che sul cibo!".

Parliamo ovviamente della Casa di Quartiere dell'associazione San Benedetto al Porto, un ex fabbrica nel cuore di Borgo Rovereto trasformata in un centro polifunzionale dove si insegna italiano agli stranieri, si allestisce un affollatissimo mercato del vicinato e si organizzano doposcuola per bambini del quartiere. Parliamo anche di web e social network con il gruppo Facebook “Te lo regalo io... se vieni a prendertelo Alessandria". Un gruppo fondato da un gruppo di neo mamme che ad oggi conta più 5000 membri e che ha fatto di un'esigenza, la necessità di abbattere i costi familiari, un'opportunità di integrazione al reddito e di costruzione di relazioni costruendo una (sorta di) piattaforma di scambio/baratto di beni e prodotti.

Un caleidoscopio di esperienze, pratiche, di buone prassi difficili da ricondurre ad un elemento comune che non sia quello di soddisfare un bisogno concreto e reale della comunità. E di farlo in modo sostenibile per le organizzazioni stesse e il territorio. E se non è innovazione questa, spiegatemi cos'altro è.
26/08/2015
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