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Opinioni

Consumi e Profezie

Uno degli argomenti più gettonati nei dibattiti (e nelle polemiche) politico-economici è rappresentato dall’andamento dei consumi: ripartono o no? E se si, come?
OPINIONE - Uno degli argomenti più gettonati nei dibattiti (e nelle polemiche) politico-economici è rappresentato dall’andamento dei consumi: ripartono o no? E se si, come? Più che cercare di rispondere a queste domande, ho saccheggiato alcuni studi della Confcommercio sull’andamento dei consumi negli ultimi 40 anni per tentare di comprenderne la dinamica: per rimanere ad epoche recenti, possiamo riconoscere almeno due fasi evolutive antecrisi.

La prima va dal boom economico alla fine degli anni ’90. È caratterizzata dalla crescita dei consumi di vestiario e calzature nonché di mezzi di trasporto; inoltre la disponibilità di risorse permetteva l’acquisizione diffusa di elettrodomestici ed elettronica di consumo. Nello stesso periodo diminuisce l’importanza percentuale dei consumi alimentari, che passano dal 26,8% del 1970 al 18,8 del 1990. L’inizio degli anni novanta interrompe queste dinamiche. La sistemazione, rilevante a anche se parziale, dei conti pubblici e dei conti con l’estero determina una contrazione del reddito disponibile ed i riflessi sui consumi sono quasi immediati: l’abbigliamento perde quota con acquisti mediamente caratterizzati da importi unitari sensibilmente inferiori rispetto al passato. Per la maggior parte dei settori dei beni durevoli l’effetto di sostituzione (di vecchi oppure obsoleti beni durevoli con nuovi prodotti) comincia a prevalere sulla dinamica del nuovo equipaggiamento, soprattutto per le auto e i mobili.

A partire dal 2008 la crisi ha fatto il resto: le voci di spesa che hanno subito i più drastici ridimensionamenti sono state quelle relative all’acquisto di mezzi di trasporto (-9,3% la variazione media annua 2008-2012 e -10,2% nel 2013), i mobili e gli articoli di arredamento (-5,6% medio annuo tra il 2008 ed il 2012, -7,7% nel 2013 e -2,2% nel 2014), l’alimentazione domestica (-2,5% medio annuo nel periodo 2008-2012, -4,5% nel 2013, -0,9% nel 2014). Nello stesso periodo si è registrato un sensibile aumento della spesa pro capite destinata agli elettrodomestici bruni e ai prodotti IT ed all’acquisto di apparecchi telefonici. Un dato interessante per analizzare l’andamento dei consumi è poi rappresentato dai “consumi obbligati”, (affitti, manutenzione dell’abitazione, acqua e smaltimento rifiuti, energia elettrica, gas e combustibili per la casa, sanità, spese di esercizio mezzi di trasporto, protezione sociale, assicurazioni obbligatorie e servizi finanziari) che sono saliti dal 18,9% del 1970 al 41% del 2014. 

Un ultimo indicatore può ulteriormente aiutare a comprendere la situazione: si tratta del Misery Index Confcommercio (MIC) che misura mensilmente il disagio sociale causato dalla disoccupazione estesa (disoccupati, cassaintegrati e scoraggiati) e dalla variazione percentuale dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto. Il valore di questo indice che era pari a 12,0 nel 2007, ha toccato la punta di 21,6 nel novembre 2014 per poi scendere a 21,1 a marzo 2015. Insomma è diminuito il reddito disponibile, sono aumentate le “spese obbligate”, c’è poca fiducia nel futuro e la disoccupazione, particolarmente quella giovanile, ha raggiunto livelli impressionanti: si tratta di un cocktail micidiale per i consumi e viene da pensare che quell’apocalittica affermazione che molti facevano nel 2008 “quando questa crisi finirà, niente sarà più come prima” fosse molto veritiera. Come se non bastasse a minare ulteriormente il mio morale sono intervenute le previsioni del Fondo Monetario Internazionale (lo stesso che non si è accorto della bolla speculativa dei sub prime) secondo cui solo tra vent’anni i consumi italiani ritorneranno ai livelli ante crisi.

Mi sono chiesto se sarà davvero così e per darmi coraggio mi sono ricordato di aver letto da qualche parte che un bravo economista è quello che riesce a farsi pagare per spiegare il motivo per cui le sue previsioni non si sono avverate.
Speriamo.  
13/08/2015
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