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Opinioni

Piccole mostre impedibili

Ad Acqui Terme “Menu, arte con gusto”: menù di Casa Savoia e di eventi entrati nella storia. A Orsara Bormida foto, lettere, armi, oggetti della Prima Guerra Mondiale. Merita una visita anche il vicino Museo della civiltà contadina
OPINIONI - Meritano di essere segnalate, nonostante l’imminente chiusura a fine agosto, due mostre nella nostra provincia: Menu, arte con gusto a Palazzo Robellini ad Acqui Terme e Orsaresi e rivaltesi nella Prima Guerra Mondiale nei locali del Municipio di Orsara Bormida, entrambe molto interessanti. La prima, curata da Adriano Benzi, collezionista e appassionato d’arte, patrocinata dalla Camera di Commercio di Alessandria, da Ca’ dei Mandorli e dal Rotary di Acqui, espone menù dal 1850 ai giorni nostri, sorprendenti per fattura: su carta comune o pregiata, su seta, uno di questi scritto su un ventaglio, gentile omaggio alle signore, incorniciati da decorazioni squisite che meriterebbero esse sole considerazioni e apprezzamenti. I menù esposti in questa mostra sono quasi esclusivamente dedicati ad eventi, cerimonie, manifestazioni e ricorrenze ovviamente gioiose, qualche volta di circostanza e suscitano riferimenti non soltanto al mondo della gastronomia e dell’enologia, ma anche alla storia, alla cultura, all’evoluzione del costume.

Si possono osservare e gustare numerosi menù di casa Savoia, sia quelli dei pasti di tutti i giorni, piuttosto frugali, di Re Vittorio Emanuele II e di Re Vittorio Emanuele III, sia menù di eventi entrati nella storia, di cerimonie di congedo da incarichi istituzionali o di lavoro, come quello che in calce porta una saggia raccomandazione: evitare discorsi, di feste o anniversari goliardici molto creativi e divertenti. Per i menù più antichi la lingua con cui sono stilati è naturalmente il francese ed è interessante notare certi usi come l’indicazione del servizio alla russa, basato su piatti di portata o servizio alla francese impiattato.

La seconda ad Orsara è una piccola ma commovente mostra di foto, lettere, armi, oggetti, uno fra tutti: le stilografiche che le famiglie regalavano al parente-soldato, documenti che sono un impressionante emblema delle atrocità della guerra, delle sofferenze, delle nostalgie degli affetti dei soldati di Orsara e Rivalta e di tutta l’Italia. Merita una visita anche il vicino Museo della civiltà contadina dove, fra le altre cose è esposto l’originale del diario di guerra di Bernardo Zambado di Rivalta Bormida caduto il 21 ottobre 1915 nella Conca di San Martino del Carso.

Il diario lo scrive giorno per giorno nell’accadere degli eventi di cui non conosce l’evoluzione e la conclusione, a differenza di altri testi definiti diari in quanto veritieri e precisi nel racconto, ma scritti a posteriori. Diario vero e proprio come sottolineano Gigi Vacca,curatore del libro e lo storico Antonio Gibelli nell’introduzione del libro che ne è stato tratto, Trincee del Carso, edito dall’Associazione Ursaria. Diario scritto da un contadino che ha frequentato tre anni di scuola elementare, con incertezze ortografiche e grammaticali, ma di una commovente potenza. Pagine che non si limitano a dare notizie sulla logistica militare e sulla vita quotidiana al fronte, ma riescono a introdurci nell’orrore della guerra e della morte di massa. Un diario interrotto, dopo pochi mesi dalla partenza, dalla morte a soli 25 anni di Bernardo Zambado, giunto non si sa come ai familiari e a noi umilmente grati.
27/08/2015
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