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Terzo Valico

Anche Salini indagato per turbativa d'asta

Avviso di garanzia per Pietro Salini, numero uno di Impregilo, per turbativa d'asta nell'ambito degli appalti sul Terzo Valico. Nel registro degli indagati ci sarebbe anche l'imprenditore edile Marcello Lombardini, ex proprietario della Tenuta La Giustiniana di Gavi
CRONACA – Si allarga l'inchiesta sugli appalti relativi al Terzo Valico, condotta dalla procura di Genova, che lo scorso ottobre ha portato agli arresti di imprenditori e dirigenti di Cociv, il consorzio per la progettazione e realizzazione dell'opera. Secondo quanto riportano i quotidiani La Stampa e Il Secolo XIX lunedì sarebbero stati inviati nuovi avvisi di garanzia. Uno di questi all'indirizzo di Pietro Salini, numero uno di Impregilo, la più grande azienda di costruzioni italiana che detiene il 64% di Cociv. Salini è accusato di turbativa d'asta.

L'iscrizione nel registro degli indagati arriva con l'esame delle intercettazioni telefoniche: secondo l'accusa l'imprenditore avrebbe tentato di condizionare quattro appalti relativi al Terzo Valico a Cravasco, Vallemme, Libarna e Pozzolo Formigaro. In particolare avrebbe chiesto Michele Longo di Cociv di operare in modo da non assegnare lavori all'azienda del cugino, la Salc di Claudio Salini, morto successivamente in un incidente automobilistico a Roma.
Nel registro degli indagati è stato iscritto anche Marcello Lombardini, titolare della Giustiniana Spa, azienda di costruzioni edile con sede a Gavi. Lombardini ha guidato fino allo scorso anno anche la Tenuta vitivinicola La Giustiniana, poi ceduta a viticoltori del territorio, ma ha mantenuto la sua attività nel settore edile. L'accusa, anche in questo caso, è di turbativa d'asta.
La Giustiniana aveva eseguito alcuni lavori per conto della 3 Emme, vincitrice di un appalto da quasi 10 milioni di euro per la riqualificazione ambientale della cava Vecchie Fornaci a Genova. Lombardini sarebbe stato “dissuaso” dal partecipare ad una gara per la realizzazione di una galleria.

"L’iscrizione di Pietro Salini nel registro degli indagati coincide sostanzialmente con la chiusura delle indagini, nel corso delle quali è stato verificato dallo stesso consulente del pm che le opere realizzate dal Cociv sono ben eseguite – comunica Cociv dopo la diffusione della notizia – Salini non ha mai partecipato ad alcuna attività di valutazione delle offerte di gara, affidate agli organi tecnici di Cociv. Esiste una sola conversazioni telefonica fra Salini e l’ing. Longo il cui contenuto è stato, evidentemente, interpretato in maniera erronea. Pietro Salini non ha mai seguito direttamente l'andamento delle gare. Si è limitato, in una conversazione informale con Michele Longo, ad esternare la sua preoccupazione per la partecipazione ed ammissione alle gare di un'impresa in gravi condizioni economiche, quindi non in grado di eseguire i lavori per l'ammontare previsto superiore ai 200 milioni di euro e, in aggiunta, in evidente conflitto d'interesse essendo amministratori e soci della società Salc azionisti di Salini Costruttori".

A poche ore dalla diffusione della notizia arriva anche il commento del Movimento 5 Stelle Piemonte: "L'indagine su Pietro Salini aggiunge un ulteriore motivo alla necessità di fermare questa Grande opera inutile in particolare dopo il susseguirsi di inchieste e la decapitazione dei vertici di Cociv. Non solo si configurerebbe un sistema corruttivo che coinvolge Cociv, ma arriverebbe addirittura al midollo della società che lo controlla.
La vera utilità dell'opera è pubblica o mirata a soddisfare appetiti pseudo-imprenditoriali? Sull'utilità pubblica vi sono appena 19 pagine di uno studio costi benefici del 2003, per il resto ci sono pagine e pagine di ormai troppe inchieste le cui ipotesi di reato toccherà ai giudici verificarne la sussistenza.
Ad oggi il Commissario Rettighieri pare abbia il compito di far costruire l'opera senza se e senza ma. Se la stessa sia stata progettata da Cociv rispondendo ad interessi più aziendali che pubblici pare importi a nessuno tranne al Movimento 5 Stelle. Tanto meno sembra importare che alla base del progetto da 6,2 miliardi vi sia una valutazione costi benefici con previsioni sbagliate sugli incrementi dei traffici merci entro il 2013. Si è verificato allo stesso tempo un decremento di tali traffici ma mai nessuno ha pensato di rimettere mano alle striminzite 19 pagine della valutazione.
Oltre agli aspetti di natura legale, continuano a sorgere problemi e danni all'ambiente ed al territorio. Pensiamo ad esempio al blocco lavori causato dall'amianto nei cantieri, agli schiumogeni riversati in maniera indistinta nelle cave dell'alessandrino e non da ultimo il problema della disponibilità di siti idonei a stoccare il materiale nelle cave finite sott'acqua in seguito alla recente alluvione. Condizioni che potrebbero causare anche seri danni alla salute dei cittadini".

22/03/2017
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