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Provincia

Poste, rebus sulle assunzioni e stabilizzazioni

In provincia di Alessandria mancano almeno trenta porta lettere, ma l'azienda, dicono i sindacati, non ha intenzione di procedere con nuove assunzioni o di stabilizzare i precari. Cgil, Cisl e Uil chiedono come Poste Italiane intenda garantire gli standard qualitativi del servizio
LAVORO – Mancano circa 30 portalettere in provincia di Alessandria, ma l'azienda sembra non sia intenzionata a procedere con nuove assunzioni o a stabilizzare i precari. A dirlo sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil in una nota unitaria in cui chiedono a Poste Italiane come intenda “garantire il servizio, considerato essenziale, a tutta la popolazione”.
E' infatti da poco terminato l'introduzione del nuovo modello, che prevede il recapito della posta a giorni alterni. Ma il numero dei dipendenti è ancora sotto organico. “La copertura lorda si assesta intorno al 98% mentre il nuovo modello organizzativo stabilisce una percentuale lorda del 110%.(cioè il 10% di scorte). Ciononostante, unica provincia in tutto il Piemonte, malgrado l’accordo nazionale sulle Politiche Attive del Lavoro, non sono previste da parte aziendale né trasformazioni da part time a full time per il personale che ha questa tipologia di contratto, né stabilizzazioni a tempo indeterminato del personale assunto negli anni precedenti con contratti a termine”, dicono i sindacati.
In una audizione alla Camera, l'amministratore delegato Matteo Del Fante ha affermato che gli uffici nei piccoli comuni non chiuderanno, poiché si tratta di un servizio essenziale. Ma in molti paesi, agli sportelli è presente un solo addetto, il direttore, mentre manca quasi sempre lo sportellista. In quelli di poco più grandi (Cluster A2, si chiamano tecnicamente) oltre al direttore è presente un impiegato, anziché due. Negli uffici centrali, poi, “il servizio viene garantito solamente attraverso il ricorso allo straordinario, programmato strutturalmente di settimana in settimana. Il personale di sportelleria viene sistematicamente comandato in trasferta e distaccato in sedi di lavoro diverse da quelle di applicazione Ma anche in questo caso non è prevista in provincia alcuna immissione di personale”
In definitiva, i sindacati chiedono “a Poste Italiane quali provvedimenti organizzativi intende adottare e alle istituzioni locali quali iniziative intendano mettere in campo affinchè un servizio, che rimane comunque sociale, venga garantito in termini soddisfacenti da un punto di vista quali qualitativo a tutta la popolazione”.
25/09/2018
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