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Provincia

Cosa resta della nobilt di provincia? Nei castelli il business dei matrimoni

Cosa vuol dire essere nobile nel 2019? Lo abbiamo chiesto a quelli che nei castelli ci abitano e agli eredi di casate storiche. Intanto un barone propone Acqui come distretto internazionale dei matrimoni da celebrare nei castelli del Monferrato
PROVINCIA - Conti e marchesi a Palazzo Rosso, monarchici in Consiglio Comunale e tradizioni cavalleresche nella provincia turrita di tradizione feudale antichissima. Ma essere nobili oggi, che vuol dire?

Bon Ton e Galateo
È opinione di tutti che l’etichetta, intesa come buone maniere, sia doverosa seppur sempre meno apprezzata. Alessandro Calvi di Bergolo, conte del Castello di Piovera, è giovane (33 anni) ma ci tiene alla galanteria: «Nonostante un peggioramento della società mi sembra giusto seguire il galateo. Faccio anche il baciamano, sebbene non sia granché considerato dalle donne», scherza.

Oh, che bel castello
Il marchese Luca Pinelli Gentile abita nel maniero di famiglia a Tagliolo Monferrato. Produce vini e accoglie tra le mura commensali e ospiti: «Il Castello è un piacere e un onore», dice, «ma con tutto quello che c’è da fare alla fine non te lo godi affatto», confessa un po’ sconsolato. «Sentirmi diverso perché nobile? Sono forse gli altri che ci vedono differenti. Io servo ai tavoli, porto fuori la spazzatura come tutti». Anche i residenti del castello di Piovera, pur nella fortuna di vivere immersi nella storia, alla fine non se lo sono mai goduti a pieno: «Lo scopo della nobiltà di oggi è quello di tutelare il patrimonio che ha, ma non inteso come personale, bensì per metterlo a disposizione dell’umanità», considera il conte Calvi junior, «da quando ce l’ha la mia famiglia è sempre stato messo a disposizione del pubblico e concepito come un museo fruibile a tutti».

Conferma il conte Massimo Arlotta Tarino, erede di donna Giovanna, vedova Usuelli Borsalino, che vive nella tenuta di San Michele: «Si possono avere un tatto e una sensibilità diversa, auspicabile in ognuno. Abbiamo la fortuna di avere tracciata la storia, ma quando mi presento dico solo nome e cognome: né titolo di studio né quello araldico».

Flaminio Alineri de Castelmur, capo casata di una stirpe antichissima, addirittura etrusca (oggi conosciuto al grande pubblico per le sue trasmissioni video/radiofoniche) mantiene lo stile che si addice ad un nobile, ma fa capire che ad Alessandria l’essere di ‘sangue blu’ o appartenere a Ordini Cavallereschi, proprio perché una piccola realtà, non ha gran peso: «In tanti si vantano di avere discendenze altisonanti, pochi conoscono regole di comportamento e ruoli».

Monarchici vs Repubblicani

Sebbene i nostalgici della monarchia siano in prevalenza («Le Monarchie costituzionali hanno un’etica e una morale che non si trova in alcun politico», commenta un conte) anche e soprattutto per parentela con i Savoia, alcuni hanno intrapreso la carriera politica a vario titolo.
Il conte Paolo Franzini Tibaldeo, oggi ritiratosi a vita privata, è stato anche deputato in Parlamento: «Nel 2019 non si può più parlare di nobiltà se non nel modo di comportarsi. Da buon vecchio piemontese ho sempre avuto attenzione verso il prossimo e l’orgoglio di potermi specchiare ogni mattina senza alcuna vergogna».

Chi non guarda al passato è il conte Pierfelice degli Uberti di Casale Monferrato, riconosciuto come uno dei massimi esponenti mondiali di araldica: «Sono repubblicano e orgoglioso di esserlo. Rispetto la storia: in Italia i nobili non hanno diritti e privilegi. Purtroppo sono molti a fregiarsi di titoli senza averne: le vere famiglie nobili in Italia sono 1.200. Altre lo sono diventate attraverso donazioni, meriti sociali, non per discendenza». Lo conferma anche Carmine Passalacqua, consigliere comunale di Alessandria e fervente monarchico, il quale cita un aneddoto mandrogno: «Re Vittorio Emanuele III aveva intenzione di nominare conte il nostro senatore Teresio Borsalino, ma poi scoppiò la guerra e non se ne fece nulla».

Il conte Alessandro Mathis Piumatti Sabotero – un ramo di famiglia è di quella Cristina Ghilini che le cronache rosa dell’epoca la volevano frequentatrice dei salotti parigini – direttore di scena in vari teatri è convinto che le monarchie costituzionali siano una forma di governo più adatta: «Ma l’epoca dei castelli è finita», precisa, «eccetto che in certi ambienti, essere nobile non ha rilevanza, anche se infondo ci si aspetta sempre che si dia il buon esempio e che ci si comporti in un certo modo. Alla fine i nobili della mia generazione fanno lavori normali». 


Monferrato Wedding Districy

«Nel 2018 sono stati celebrati nelle dimore storiche sulle colline in provincia di Alessandria 300 ricevimenti nuziali. Stiamo parlando di un giro d’affari milionario», dice Ivan Drogo Inglese, barone e presidente di Assocastelli, l'associazione che raggruppa i proprietari di dimore storiche. «L’anno scorso il giro d’affari si è aggirato sui 10 milioni di euro. Il 26 maggio alle 11 a Palazzo Robellini di Acqui si terrà la presentazione ufficiale».
Il quartier generale del Distretto dei Matrimoni sarà proprio la città termale, nell’edificio della presentazione: «L’intento è quello di organizzare meglio il mercato dei matrimoni. Oggigiorno ogni struttura fa da sè, ma insieme si potrebbero moltiplicare i numeri e i fatturati, portando nuove opportunità per tutto il territorio», chiosa il barone.

14/05/2019
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