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Alessandria

Koster, Solero Scarl e Euroimpresa: “noi sciacalli? La nostra è l'unica proposta che può salvare Aral, creditori e lavoratori”

Le tre ditte creditrici di Aral si “difendono” dalle accuse di “sciacalli” per le azioni di pignoramento messe in atto e spiegano la loro proposta “impattante e inusuale” ma che è l'unica che può salvare Aral, i creditori e anche tutti i posti di lavoro con una "conversione tra quote e capitale“. Mentre l'offerta di affitto di ramo d'azienda è “antieconomica” con perdite da 100 mila euro al mese e senza speranza per i creditori di recuperare il 50%
 ALESSANDRIA - C'erano proprio tutti al tavolo di Casa Signorelli, location scelta per chiarire la loro posizione: i rappresentanti delle tre maggiori aziende creditrici di Aral, la Koster Srl (amministratore unico Costanzo Borda), la Solero Scarl (amministratore delegato Alessandro Ciriotti) e la Euroimpresa Srl (Fabio Ferrari e l'amministratore unico Gianmario Lombardi) insieme agli avvocati Paolo Bagnadentro e Tommaso Conte dello Studio Legale Associati di Asti e l'avvocato Alberto Villa di uno studio legale di Milano. Una scelta di “comunicazione” che si è fatta attendere (“forse avremmo dovuto farla 10 giorni fa”) ma che ora vuole mettere in puntini sulle “i” su due aspetti fondamentali: “il perché non siamo gli sciacalli, come ci hanno appellato (riferendosi all'assessore Borasio e soprattutto al presidente del Consiglio comunale Locci) e anche il perché la nostra proposta è l'unica che riesce a salvare Aral, a tutelare i creditori e a salvare tutti i posti di lavoro, che sono anche quelli dei dipendenti delle ditte che vantano crediti importanti”.

Una proposta definita dall'avvocato Bagnadentro “impattante e inusuale, ma che merita attenzione”. Che non è stata mai data da Aral e dall'amministrazione comunale di Alessandria, fino a ieri. “Ci è arrivata una lettera da Aral che apre all'ascolto e al dialogo”. Insomma dopo 20 giorni ci hanno detto “venite che ne parliamo” (anche se non è stata stabilita una data di incontro). Apertura a “prendere in esame la proposta delle tre aziende, qualora non arrivino offerte nella procedura già in corso, ovvero per l'affitto del ramo di azienda”.

Che è proprio la soluzione che gli avvocatori di Koster, Solero Scarl e Euroimpresa criticano. “Perchè l'affitto non può funzionare?”. Ecco: “Perchè penalizza estremamente i creditori venendo stilato prima del concordato preventivo”. A dimostrare il fatto che non ci sia garanzia di ottenere il 50% dei crediti “c'è che siamo qui. Che siamo pronti a fare un salto nel buio, con rischio imprenditoriale. Ma che abbiamo fatto una proposta che tutela tutti”.
Poi c'è il fatto che la proposta d'affitto è “antieconomica, con una perdita per chi se la aggiudica di 100 mila euro al mese, per un anno, prima di riuscire a guadagnarci qualcosa”. E la domanda nasce quindi spontanea: “chi è il privato che si butta in una operazione del genere?” si chiedono gli avvocati (implicitamente sostenendo una non partecipazione loro a fare un'offerta per l'affitto, ndr). Senza considerare poi la questione non inserita in questa fase di affitto delle “discariche esaurite e dei costi post mortem, che si aggirano sui 6 milioni e mezzo, che andrebbero sottratti nel piano di concordato”.
E l'ipotesi Amag Ambiente? “Che è un altro soggetto partecipato del Comune come Aral” che ha già avuto passate esperienze di “recupero di aziende che cadevano come soldatini” e che rischia di incappare in un sostanziale “conflitto di interessi, con il Comune di Alessandria che “tratta con se stesso”. Altro aspetto – ancorché dibattuto a livello giuridico amministrativo – è quello dell'unificazione di raccolta e smaltimento in un unico soggetto: “non positivo, che non si potrebbe fare” secondo gli avvocati delle tre ditte, ma che allo stesso tempo è alla base del piano industriale stilato da Aral.
“L'affitto è quindi far fare ad Aral una morte ancora più brutta”.

Mentre la proposta delle tre aziende creditrici sarebbe la soluzione per “salvare” Aral. Come? “Acquistiamo momentaneamente le quote minoritarie di Aral (49%) e rinunciamo ai crediti per 4 milioni di euro”. Un'operazione possibile per legge secondo l'articolo 10 del Dlgs 175/2016 senza passare subito attraverso una gara ad evidenza pubblica “per casi eccezionali in cui si può perseguire il risultato con una transazione privata e aprire una gara subito dopo”. Dove ovviamente la Koster, Solero Scarl e Euroimpresa parteciperebbero per “ricomprarsi” le quote.  La proposta definisce anche la “gestione di Aral con i criteri 'imprenditoriali' dei tre privati , mantenendo come figura di garante quella del prefetto Giacchetti” che dovrebbe essere un elemento significativo nell'apprezzamento della proposta”. Poi “portiamo avanti Aral a fare utili e non a perdere migliaia di euro ogni mese come avverrebbe con l'affitto”. Insomma un “partenariato pubblico privato che non è facile, ma che è senza dubbio il male minore”.

“E saremmo noi gli sciacalli? Quelli ammazzano gli animali già morti. Noi li vogliamo far vivere”. Con una proposta “seria e fattibile anche da un punto di vista giuridico” ha aggiunto l'avvocato Villa. Perché “si basa su un dato di fondo che è che questi creditori mettono a disposizione i loro milioni (di crediti) credendo nella continuità e nei vantaggi che questa può dare, soprattutto se si considerano il risparmio di oltre 6 milioni di oneri post mortem che in questa soluzione potrebbero essere gestiti negli anni”. Una “conversione di crediti in capitale che è una logica presente anche nel piano di concordato preventivo”. Che è dove sperano di “entrare” le tre ditte creditrici con questa soluzione. Per la quale “c'è massima disponibilità a dialogare, a rivederla in alcuni suoi aspetti se necessario, dopo il confronto con Aral”. Sul quale sembrano “contare molto”.

E che dovrà giocarsela sempre con il fattore tempo: si che le date “di scadenza” sono slittate di qualche giorno, ma entro fine mese sarà necessario “prenotare” la proposta di concordato (in bianco come si dice) per cui c'è tempo poi fino a settembre. Una partita ancora tutta aperta....che speriamo non diventi una “guerra”.
21/06/2018
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