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Alessandria

Cissaca, Ivaldi lancia la sfida del cambiamento: "pronti a superare il modello legato all'emergenza"

Il nuovo presidente del consorzio di servizi socio assistenziali racconta a tutto tondo i progetti per il futuro, fra welfare di comunità, possibilità di reperire risorse con bandi internazionali e voglia di mettersi in gioco anche con le aziende del territorio. "La priorità? Contrastare la povertà delle famiglie, ma non possiamo farlo da soli"
ALESSANDRIA - Il Cissaca, consorzio di 23 comuni per la gestione associata dei servizi socio assistenziali, ha da poco più di un mese un nuovo presidente, Gianni Ivaldi, candidato dall'Amministrazione Comunale del nostro capoluogo (a sceglierlo è stato Gianfranco Cuttica in persona, nonostante fossero "rivali" alle elezioni comunali dello scorso anno) e votato dall'assemblea dei sindaci per succedere a Mauro Buzzi, insieme a un cda rinnovato (composto da Maria Daville, Vice Presidente, e dai consiglieri Giancarlo Cavanna, Maria Daniela Iurato e Mauro Remotti).

Lo abbiamo incontrato per fare il punto sulla situazione del consorzio, realtà fondamentale per il territorio e protagonista nel recente passato di anni travigliati, derivati in particolare da una situazione economica pesante, provocata dai mancati versamenti del socio di maggioranza, il Comune di Alessandria, all'epoca del governo Fabbio. 

Presidente Ivaldi, qual è la situazione che ha trovato oggi nel consorzio?  
Il quadro complessivo è certamente migliorato, grazie alla transazione con il Comune che ha consentito di recuperare l'80% del debito pregresso. Non siamo più in regime di anticipazione di cassa e possiamo finalmente respirare, noi come i nostri fornitori. Se però sul piano finanziario la situazione è migliorata, su quello economico bisogna ricordare che siamo un ente a finanza derivata, vale a dire che dipendiamo dalle risorse che ci vengono girate dagli enti del territorio. Ed è logico che sulla base della profonda crisi sociale ed economica che vive il territorio servirebbero molto più risorse per fare fronte alle necessità di quelle realmente disponibili. Fra gli indicatori che ce lo dimostrano basta guardare al dato relativo alle domande per il reddito di inclusione afferenti al nostro distretto: furono in totale 136 quelle accettate nel 2017, ma oggi, a metà 2018, siamo già a 320 domande raccolte e 166 accettate. 

Che tipo di lavoro state impostando insieme al nuovo cda? 
Devo dire che sono contentissimo di aver trovato questo cda, tutte persone che stimo e conosco da tempo, amici in molti casi prima ancora che colleghi. L'obiettivo è quello di darsi un metodo di lavoro capace di promuovere un modello innovativo di welfare, accantonando quello tradizionale, ormai inefficace, per un approccio 'di comunità', basato su un patto sociale forte e condiviso che coinvolga tutte le realtà del territorio, con una responsabilità sociale condivisa. 

Come si raggiunge questo risultato? Da dove partiranno i cambiamenti e in quanto tempo saranno percepibili? 
Il primo obiettivo è lavorare su una migliorare comunicazione, sia al nostro interno che verso l'intera comunità di riferemento: il primo risultato visibile, speriamo a breve, sarà quello di poter trovare tutta la modulistica online per i diversi servizi, così da far risparmiare tempo all'utenza e snellire il più possibile la parte burocratica delle procedure. Poi, a settembre, uscirà la carta dei servizi, uno strumento di presentazione e informazione per tutta la popolazione del Cissaca con indicate tutte le prestazione erogatre, come funzionano e come è possibile accedervi. E' uno passo importante e una risorsa che oggi manca.

Cosa intende, in concreto, quando parla di welfare di comunità? Quale sarà il ruolo del Cissaca rispetto alle realtà pubbliche e private del territorio? 
Il nostro deve essere un duplice obiettivo: migliorare i servizi che eroghiamo direttamente, ma anche avere un ruolo di regia fra pubblico e privato, che punti verso modelli collaborativi e non competitivi. Eroghiamo servizi in particolar modo verso adulti, anziani, disabili, minori in difficoltà: questo comporta una grande interazione con i servizi sanitari, l'Atc, le realtà terzo settore, le forze del volontariato. Come Ente dovremo mettercela tutta per far dialogare e creare sinergie fra tutti i soggetti del territorio, evitando sovrapposizioni e logiche di concorrenza ma mirando a un'integrazione delle risorse, che più sono scarse e più è necessario che siano mette correttamente in rete.  

Ha già iniziato a incontrare i sindaci del Consorzio? 
Assolutamente sì, è stata fra le prime missioni che mi sono dato in questo mese, per fine luglio conto di averli incontrati tutti. Ho trovato grande disponibilità a collaborare, a partire dalla giunta e dall'assessore ai servizi sociali di Alessandria (Piervittorio Ciccaglioni), con il quale sono in rapporti costanti. Ma gli incontri riguardano anche i vertici dell'agenzia per la casa, l'università, che va valorizzata specialmente per l'area il corso dedicato ai servizi sociali, il provveditorato agli studi, l'azienda ospedaliera e l'Asl. Ma in agenda ho anche incontri con le aziende. 
Che tipo di progettualità intende sviluppare con le imprese? 
Il Cissaca è giusto abbia rapporti con Confindustria, Confapi e le realtà di rappresentanza del tessuto imprenditoriale: penso all'equilibrio che è necessario raggiungere per i dipendenti fra lavoro e tempo libero quando si ha una persona in casa da accudire, ma anche alla necessità di asili nido e servizi per la prima infanzia, gli aspetti di cura per chi non è autosufficiente. Le interazioni possono essere molte, e in molti ambiti. Ho in programma di incontrare anche il settore del Commercio e quello agricolo, perché ci sono idee importanti da portare avanti, come i progetti per coinvolgere parte dei nostri utenti come aiuto per il settore primario. 

A quando il primo risultato concreto? 
Il 21 settembre organizzeremo un convegno dedicato ad attività di coprogettazione con vari soggetti, con un orizzonte di lavoro che vada oltre i piani di zona. L'obiettivo è avere soggetti responsabilizzati e non solo ascoltatori passivi. Il contesto è labile, precario, ma se si punta a vivere sempre e solo per inseguire l'emergenza non ce la possiamo fare. Desidero coinvolgere ancor di più le Fondazioni del territorio, le case di riposo, il Csva, tutte le realtà capaci di dar vita al welfare di comunità, fatto di servizi condivisi e non solamente di un Ente isolate chiamato a fare assistenzialismo. 

Quali sono i punti di forza da cui partire e le difficoltà? 
La difficoltà maggiore è la scarsità delle risorse, come detto, che va affrontata anche concorrendo a bandi internazionali che possano portare al finanziamento di singoli progetti. Il punto di forza è il livello di eccellenza del nostro personale, sottolineato anche dalla recente vittoria del premio nazionale "La Traccia", legato ai percorsi di aiuto domiciliare ad anziani e disabili ad alto rischio di emarginazione. 

A che punto sono i grandi progetti in cui il Cissaca è coinvolto? 
I grandi progetti sono un passaggio fondamentale, capaci di far vivere le politiche sociali non solo come politiche di assistenza ma di sviluppo e incubatori di evoluzione per l'intero territorio. In questo periodo i due più grandi sono sicuramente il bando Periferie e il progetto regionale WeCare. 

Partiamo dal bando Periferie.
A partire da agosto e settembre l'impegno sarà tanto: il progetto è quello legato a Marengo Hub, e il Cissaca sarà impegnato per aumentare il senso di comunità e la qualità relazionale degli abitanti. Anche in questo caso puntiamo a un modello innovativo, di maggiore compartecipazione da parte delle cooperative che verranno coinvolte. La Fraschetta è un territorio importante, in crescita, con forte presenza di stranieri, ma anche con tanti anziani over 80 che vivono soli. Ci sono evidenti problemi di mobilità e anche relazionali. Nel 2020 verrà avviato un piano di Orti Urbani, serve un lavoro per migliorare il senso di appartenenza e le relazioni fra i residenti. Verranno creati patti di sussidiarità fra cittadini, e con le associazioni del territorio, per progetti di aiuto agli anziani soli e di manutenzione degli orti e delle aree verdi. Si punterà su un vero centro d'ascolto, su servizi ludici e su molte attività che potranno essere implementate dal Bianconiglio, realtà che svolge un ruolo molto importante di animazione territoriale, specialmente sul fronte dei bambini e dei minori. 

Anche il quartiere Cristo ha bisogno di sentirsi meno solo...
Infatti in autunno riaprirà finalmente il punto D, un centro importantissimo dedicato alla Famiglia. Avrà servizi dedicati ai bambini per sostenerli nello studio, con operatori specializzati per gli studenti in difficoltà. Contiamo di ricreare uno sportello territoriale di ascolto, perché il Cristo in qualche modo è una città nella città e ha bisogno di attenzioni particolari. 

E per il bando WeCare? 
Da luglio avremo incontri con le aziende per iniziare a lavorare con loro non solamente alla misura più di nostra competenza, quella legata al welfare sociale (in totale saranno 5) ma anche per costruire una rete di partners in previsione futura. Bisogna puntare sul rafforzamento di tutte quelle attività imprenditoriali che producono effetti desiderabili per l'intera collettività. Quella del bando regionale è una sfida grande per il nostro territorio, che si presenta insieme a quello di Asti: stiamo parlando di 10 enti gestori dei servizi sociali in totale, 5 distretti asl, una governance territoriale complessa ma dal grande potenziale. Sarà un bando di prova fondamentale, anche considerando che coinvolge un bacino di 650 mila abitanti. I fondi subito in gioco potrebbero essere di poco inferiori al milioni di euro e mirati a migliorare la qualità dei servizi, snellire le procedure per accedere ai fondi e ottenere una maggiore equità di erogazione dei contributi. Entro dicembre dovremo aver individuato di comune accordo con tutti i soggetti coinvolti le azioni bersaglio da presentare. 
25/06/2018
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