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Alessandria

Borsalino: dichiarato il fallimento. Incertezza su futuro dell'azienda e dei lavoratori

Il tribunale si è finalmente espresso, e l'esito non è quello favorevole all'azienda che in tanti, a partire dai lavoratori, avevano sperato. Resta in piedi temporaneamente l'affitto di ramo d'azienda e la produzione continuerà, ma è previsto al più presto un incontro chiesto dai sindacati. Incertezza sul futuro
ALESSANDRIA - La Borsalino, storica azienda alessandrina di cappelli, è fallita. Il tribunale infatti ha respinto la richiesta di concordato della Haeres Equita srl, società dell'imprenditore svizzero Philippe Camperio, che gestisce l'azienda dopo l'affitto del ramo.

Lo rendono noto i sindacati, che nel pomeriggio di lunedì 18 dicembre incontreranno i curatori, Stefano Ambrosini e Paola Barisone, e i lavoratori. Dall'azienda, al momento, non è stata data nessuna comunicazione ufficiale.

Quella respinta dal tribunale di Alessandria è la seconda richiesta di concordato, dopo quello che era stato revocato a dicembre 2016.

"Abbiamo già chiesto un incontro con i curatori fallimentari e, nel pomeriggio, incontreremo anche i lavoratori", commenta Elio Bricola della Uil. "Per quel che sappiamo al momento - aggiunge - è ragionevole che i contratti del ramo d'affitto vadano comunque avanti, nell'interesse di tutti".

I legali dell'azienda, secondo quanto appreso e riportato dall'Ansa, stanno approfondendo il dispositivo del tribunale.

Per l'azienda Borsalino il fallimento è figlio di una cattiva gestione economica che affonda le radici nel passato, considerando che oggi l'impresa genera utile, il marchio è conosciuto nel mondo e le ordinazioni non mancano.

Il complesso percorso attraversato dall'azienda è quindi culminato con una fumata nera, arrivata nella mattina di lunedì 18 dicembre. Entro tre giorni andranno portati i libri in tribunale e sarà il primo passo formale per cercare di capire cosa riserverà il futuro. Bisognerà capire cosa succederà se e quando l'azienda verrà messa all'asta, peraltro probabilmente slegata dal suo marchio, che già tempo fa era stato acquistato proprio dall'imprenditore italo-svizzero. 

Per la città in ogni caso si tratta di una ferita profonda, se si considera il valore storico e il presigio internazione che l'azienda ricopre. 
 

18/12/2017
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